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Traffico internazionale di droga

Traffico internazionale di droga: Quando lo spaccio si considera internazionale

Lo spaccio di droga si considera “internazionale” quando l’attività illecita presenta un elemento di transnazionalità, cioè coinvolge più di uno Stato sotto il profilo materiale, soggettivo o giuridico.

Nel dettaglio.

Si parla di traffico internazionale di stupefacenti quando:

la produzione, il trasporto, il trasferimento, la vendita o l’organizzazione del traffico di droga superano i confini di un singolo Stato oppure producono effetti in più Paesi.

Non serve che l’intera operazione avvenga all’estero: basta un collegamento giuridicamente rilevante con un altro Stato.

Vi sono diversi aspetti che consentono di qualificare il traffico di stupefacenti come internazionale.

  • il trasporto attraverso i confini fisici e giuridici di diversi Paesi;
  • alla base del traffico di droga vi è una organizzazione criminale con basi in più Stati;
  • il traffico è destinato a produrre affetti all’estero, ovvero la droga è destinata ad un Paese diverso da quello di produzione.
  • utilizzo di mezzi di trasporto internazionali.

Nel narcotraffico marittimo, basta che la sostanza stupefacente sia a bordo di una nave in viaggio tra Stati per integrare la dimensione internazionale.

Da notare è che il reato è internazionale anche se la droga viene intercettata prima di superare il confine di un Paese, se risulta provata la destinazione estera o l’inserimento in un circuito transnazionale.

Traffico internazionale di droga: pena ed aggravanti

In Italia, il traffico internazionale di droga è disciplinato dal D.P.R. 309/90, noto come Testo Unico sugli stupefacenti, che rappresenta la normativa di riferimento in materia. Il sistema sanzionatorio è particolarmente severo e distingue tra diverse tipologie di sostanze e livelli di coinvolgimento.

Per quanto riguarda il reato base di traffico di stupefacenti, l’articolo 73 prevede pene differenziate in base alla natura della sostanza. Per le cosiddette droghe “pesanti”, come cocaina ed eroina, è prevista la reclusione da sei a venti anni. Per le droghe considerate “leggere”, come la cannabis, la pena è invece compresa tra due e sei anni di reclusione.

Quando il traffico assume una dimensione internazionale, entrano in gioco specifiche aggravanti.

L’articolo 80 dispone infatti un aumento di pena da un terzo alla metà qualora l’attività di traffico abbia carattere transnazionale. Le sanzioni possono crescere ulteriormente se il fatto coinvolge organizzazioni criminali o riguarda quantità particolarmente ingenti di sostanze. In situazioni di traffico internazionale con quantitativi elevati, la pena può raggiungere livelli molto alti, arrivando indicativamente anche a 24 o 30 anni di reclusione.

Un quadro ancora più grave è previsto nei casi di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, disciplinata dall’articolo 74 del Testo Unico. In presenza di un’organizzazione stabile e strutturata dedita al traffico internazionale di droga, i promotori, organizzatori o dirigenti rischiano la reclusione da venti a trent’anni. I semplici partecipanti, pur con un ruolo subordinato, sono comunque puniti con pene molto elevate, comprese tra dieci e ventiquattro anni di reclusione.

Traffico internazionale di droga: le rotte marittime degli stupefacenti

Il traffico internazionale di droga utilizza sempre più spesso il trasporto marittimo come canale logistico principale. Container commerciali, navi cargo e rotte intercontinentali offrono alle organizzazioni criminali la possibilità di movimentare ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti con un rischio operativo relativamente basso.

Le rotte marittime consentono, infatti, di movimentare un enorme quantitativo di merci e rappresentano il principale canale di ingresso degli stupefacenti nel mercato europeo. I flussi si concentrano in particolare su due grandi aree portuali strategiche: da un lato la penisola iberica, con Spagna e Portogallo come porte d’accesso meridionali, dall’altro l’area del Nord Europa, con hub logistici nei Paesi Bassi e in Belgio. Per quanto riguarda la cocaina, la direttrice dominante è quella atlantica, che collega il continente europeo alle regioni sudamericane in cui si concentra la coltivazione della coca, in particolare Colombia, Perù e Bolivia.

L’utilizzo delle navi rende più agevole la possibilità di occultare la droga nei container che una volta riempiti vengono sigillati (container contamination), spesso senza il coinvolgimento dell’armatore. Il più delle volte poi il trasbordo della droga avviene in mare aperto, utilizzando imbarcazioni più piccole come supporto logistico, per il passaggio della merce.

Traffico internazionale di droga: Responsabilità penale dell’armatore

Il fenomeno del traffico internazionale di droga coinvolge un numero elevatissimo di organizzazioni criminali strutturate e trova riscontro in sequestri sempre più frequenti nei principali porti italiani, tra cui Palermo, Gioia Tauro, Napoli e Livorno. Le operazioni di polizia non si limitano al sequestro delle sostanze stupefacenti, ma generalmente si estendono anche al mezzo di trasporto utilizzato.

Non sono infrequenti, infatti, situazioni in cui l’armatore si vede sottoporre a sequestro l’unità navale a causa di condotte illecite poste in essere da membri dell’equipaggio. In tali circostanze, il proprietario della nave è spesso costretto ad affrontare un procedimento giudiziario per dimostrare la propria totale estraneità ai fatti contestati, al fine di ottenere la restituzione dell’imbarcazione.

Nel dettaglio:

L’armatore può essere chiamato a rispondere di traffico internazionale di stupefacenti quando venga accertato:

  • un suo coinvolgimento diretto o concorso nel reato
  • la consapevolezza dell’occultamento della droga
  • una grave omissione di controlli in presenza di segnali di rischio

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