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Iva e-commerce 2021: cosa cambia dal 1° luglio 2021?

Iva e-commerce 2021: cos’è il commercio elettronico indiretto 

Il commercio elettronico, meglio noto come “E-commerce”, è da intendersi come un insieme di transazioni commerciali che trovano concretezza tramite la rete telematica e che hanno come protagonisti il produttore ed il committente.

Fiscalmente, gli store online si possono catalogare in:

Diretti, ove la vendita e la consegna avvengono online. Più nel dettaglio, trattasi di negozi che si occupano della vendita di beni immateriali come la musica, ebook e giochi digitali (B2C);

⦁ Indiretti, dove la vendita telematica interessa beni materiali/fisici; ovvero l’acquirente, individuato il prodotto nel catalogo online, procede all’acquisto con i canali tradizionali di consegna.

Ad interessare ulteriormente la distinzione riportata è, altresì, l’applicazione dell’Iva che varia a seconda della tipologia di clientela (azienda o consumatore finale) e territorialità (mercato interno, intra comunitario o extra UE).

Iva e-commerce 2021: la DIRETTIVA (UE) 2017/2455 

La Direttiva 2017/2455/UE e la 2019/1995/UE, che fanno parte del c.d. "pacchetto e-commerce", hanno apportato modifiche alla Direttiva 112/2006/CE e alla Direttiva 2009/132/CE per semplificare gli obblighi IVA delle imprese impegnate nell'e-commerce transfrontaliero e proteggere, al contempo, il gettito fiscale degli Stati membri.

La Direttiva 2017/2455/UR attiene in particolare al trattamento IVA e-commerce indiretto (ambito B2C). Più specificamente, pur continuando ad essere territorialmente rilevanti nello Stato membro di destinazione della merce, le operazioni di e-commerce indiretto non sono più interessate dalle soglie di protezione, pensate per evitare la richiesta di posizione Iva dei fornitori in ogni Stato membro UE di destinazione della merce, e poste di norma a 35.000 euro.

La disciplina, che si applicherà dal 1 luglio 2021, riguarda le seguenti operazioni:

1) le vendite a distanza intracomunitarie di beni;
2) le vendite a distanza di merci importate da territori terzi o Paesi terzi;
3) le cessioni domestiche di beni facilitate tramite l'uso di piattaforme elettroniche;
4) le forniture di servizi a persone che non sono soggetti passivi IVA, da parte di operatori economici UE e non UE.

Conformemente, secondo l’articolo 59-quater Direttiva 2006/112/CE:

⦁ fino alla soglia minima annua di 10.000 euro, l’IVA viene applicata nel Paese del cedente;
⦁ al superamento della soglia minima annua di 10.000 euro, da monitorare nel corso di un anno civile, si applica l’ordinario criterio impositivo basato sul luogo di destino dei beni (art. 33, lett. a), Direttiva 2006/112/CE).

Le altre importanti novità introdotte dalla fonte richiamata riguardano le:

⦁ modifiche apportate alla Direttiva Iva 2006/112/Ce dirette a semplificare gli obblighi IVA dei soggetti passivi, comprese le interfacce elettroniche, impegnati nel commercio transfrontaliero nei confronti di consumatori finali;

⦁ il riconoscimento del soggetto passivo, che tramite l'uso di un'interfaccia elettronica quale un mercato (marketplace), una piattaforma, un portale o mezzi analoghi, faciliti la vendita a distanza di beni importati da territori terzi o paesi terzi con spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 euro, come un operatore che ha ricevuto e ceduto detti beni.

Iva e-commerce 2021: gli obblighi per l’operatore economico 

In base alle nuove disposizioni, il regime semplificato di identificazione IVA dello sportello unico – cosiddetto regime MOSS (Mini One Stop Shop) sarà esteso alle vendite a distanza e alle prestazioni di servizi rese a consumatori finali.

In particolare vi saranno due nuovi regime semplificati:

- il regime OSS (One Stop Shop), per le vendite a distanza di beni spediti a partire da uno Stato membro e a destinazione di consumatori finali di altro Stato membro dell’Unione europea e per le prestazioni di servizi rese a consumatori finali assoggettate all’IVA nello Stato membro di consumo;
- ed il regime IOSS (Import One Stop Shop), per le vendite a consumatori finali di beni importati da Paesi terzi in spedizioni di valore non superiore a 150 euro.

Gli operatori che effettuano vendite di beni o servizi verso privati consumatori oltre la soglia di 10.000 euro potranno:

identificarsi ai fini Iva in ciascuno degli Stati in cui sono situati i consumatori finali privati a cui sono rivolte le vendite;

assolvere direttamente nello stato di identificazione la liquidazione trimestrale dell’Iva, tramite il regime speciale OSS, il quale permette agli operatori economici di evitare di registrarsi in tutti i Paesi dove vendono, bensì in un solo Stato, quello in cui si è identificato ai fini IVA.

La registrazione è telematica, gli operatori UE mantengono lo stesso identificativo Iva originario, mentre per lo schema di importazione l’operatore riceverà apposito numero identificativo Iva.

La dichiarazione Iva OSS, invece, deve essere presentata sempre attraverso il canale elettronico, per ciascun periodo d’imposta, entro la fine del mese successivo al termine di ciascun trimestre, e la dichiarazione Iva deve essere presentata anche se non è stata effettuata alcuna operazione nel corso del trimestre oggetto di comunicazione.

A mutare è il periodo d’imposta, trimestrale per le operazioni effettuate secondo gli schemi Ue e non-Ue, mensile con lo schema d’importazione.

Il soggetto passivo è tenuto a versare l’Iva nello Stato in cui è identificato applicando le aliquote proprie degli Stati membri di consumo, sarà poi lo Stato stesso a provvedere alla ripartizione degli importi tra i vari Stati di consumo.

Iva e-commerce 2021: come possiamo aiutarti? 

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