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Bitcoin prodotti finanziari: cosa vuol dire?

I Bitcoin sono ora considerati prodotti finanziari, capiamo meglio cosa vuol dire.

Nati inizialmente nel contesto circoscritto dei videogiochi, poi diffusisi come mezzo di pagamento, i bitcoin rappresentano le “valute nascoste”, ovvero visibili ed utilizzabili solo conoscendo un determinato codice informatico.

Più nel dettaglio, i bitcoin vengono creati, memorizzati e utilizzati su dispositivi elettronici, nei quali vengono conservati in conti personalizzati o “portafogli elettronici” o e-wallet, accessibili e trasferibili dal titolare in possesso delle chiavi di accesso alfanumeriche, in qualsiasi momento e senza bisogno dell’intervento di terzi.

Acquistati in cambio di valuta legale, mediante piattaforme di servizi o “exchange”, replicano convenzionalmente le funzioni della moneta legale.

Allorquando i partecipanti siano d’accordo, la transazione per acquistare beni e servizi può seguire la modalità “peer-to-peer”, ovvero tra due dispositivi senza necessità di intermediari, come fosse moneta a corso legale a tutti gli effetti.

Ciò posto, è bene precisare che le monete virtuali:

⦁ non hanno corso legale in quanto la loro accettazione, come mezzo di pagamento, è su base volontaria;
⦁ non sono regolate da enti centrali governativi, ma sono generalmente emesse e controllate dall'ente emittente secondo regole proprie, a cui i membri della comunità di riferimento debbono aderire.

Le novità della Cassazione: i bitcoin sono prodotti finanziari 

Con la sentenza n. 26807 del 17 settembre 2020 la Cassazione - per la prima volta - ha affrontato, in un procedimento per riciclaggio, il tema della natura delle “valute virtuali” o criptovalute.

Questa sentenza è destinata a "fare storia" nel panorama giurisprudenziale italiano, poiché è stato statuito a chiare lettere che i bitcoin sono da qualificarsi come prodotti finanziari, e come tali regolati dal Testo Unico sulla Finanza per le violazioni commesse da parte di chi li utilizza.

La Cassazione si è soffermata sulla valutazione dell’attività di compravendita di valute virtuali svolta su apposito sito internet e pubblicizzata tramite Facebook.

Le notizie e informazioni fornite ai "potenziali clienti", al fini di consentire loro di valutare se aderire o meno all’offerta di acquisto avrebbe comportato la necessità che tali proposte di investimento rivolte al pubblico dei risparmiatori avvenissero mediante adempimenti obbligatori, quali la pubblicazione del prospetto informativo e la preventiva comunicazione alla CONSOB.

In assenza degli adempimenti suddetti l’offerta di acquisto di bitcoin integrava gli estremi del reato di abusivismo finanziario di cui all’art. 166 comma 1) del citato Testo Unico della Finanza, stante la natura di prodotti finanziari dei bitcoin.

Ma cosa sono i prodotti finanziari?

L'art. 1 del TUF definisce i prodotti finanziari quali forme di investimento tipizzate o comunque qualsiasi investimento di natura finanziaria, accumunati dalla compresenza di:

⦁ impiego di capitale;
⦁ un'aspettativa di rendimento di natura finanziaria;
⦁ assunzione di un rischio direttamente connesso e correlato all'impiego di capitale.

In ossequio a quanto appena detto, possono ritenersi contratti di investimento aventi una causa finanziaria quelli la cui ragione giustificativa consiste proprio nell'investimento del capitale (il "blocco" dei risparmi) con la prospettiva dell'accrescimento delle disponibilità investite, senza l'apporto di prestazioni da parte dell'investitore diverse da quella di dare una somma di denaro (cfr. Cass. Civ., sentenza n. 2736/2013).

Bitcoin come prodotti finanziari: quali sono le conseguenze della sentenza? 

Conseguenze della sentenza: vendita bitcoin è reato senza l’autorizzazione consob.

Conformemente al principio sopra riproposto, la Suprema Corte ha precisato che la vendita di bitcoin su un sito internet integra il reato di abusiva intermediazione finanziaria se non si rispettano le regole imposte dalla Consob, a nulla rilevando che la Corte di Giustizia Europea consideri le criptovalute strumenti di pagamento.

Invero, secondo la Suprema Corte ad avere rilievo è il fatto che le vendite di bitcoin su di un sito rappresentino una forma di investimento e, come tale, assoggettabile ai controlli ed autorizzazioni da parte della Consob.

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