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Iva cessioni intracomunitarie: le ultime novità 2020

Iva cessioni intracomunitarie: cosa sono le cessioni di beni intracomunitarie?

Per approfondire cos'è l'IVA sulle cessioni intracomunitarie, capiamo meglio cosa sono le cessioni di beni intracomunitarie.

Per cessioni di beni intracomunitarie si intendono le acquisizioni di proprietà o di altro diritto reale di godimento, a titolo oneroso, su beni spediti o trasportati nel territorio dello Stato italiano da un altro Stato membro, o da stabilimenti della stessa azienda.

Il trasporto relativo ad un acquisto intracomunitario può essere curato dal cedente o dall’acquirente (entrambi soggetti passivi IVA) o da un soggetto terzo che agisce per loro conto.

Si tratta in sostanza di operazioni di vendita che risultano territorialmente “non imponibili” nel Paese del cedente, ma assoggettate ad Iva da parte del cessionario, nel Paese di destinazione dei beni.

Di converso, non sono da qualificare come acquisti intracomunitari di beni le transazioni per le quali non si verificano tutti i requisiti previsti dall’Imposta sul Valore Aggiunto, ovvero quello: oggettivo, soggettivo e territoriale.

Di talché, non vi rientrano:

- le cessioni a titolo gratuito;

- il requisito di privato consumatore di cedente o cessionario;

- beni che restano nello Stato membro UE nel quale si acquistano.

Nelle ipotesi che precedono gli acquisti vengono assoggettati ad imposta nello Stato membro del cedente, conformemente alle regole relative alle operazioni interne.

Iva cessioni intracomunitarie: la novità 2020  

A far data dal 1° gennaio 2020 sono entrate in vigore in Europa le nuove regole IVA sulle cessioni intracomunitarie, dettate dalla Direttiva n. 2018/1910 e dal Regolamento n. 2018/1912. Direttiva non ancora recepita dall’Italia, con conseguente incertezza sul quadro giuridico applicabile alle cessioni intracomunitarie di beni.

La Direttiva europea introduce moltissime novità. La più importante l’esenzione dal pagamento dell’IVA nelle operazioni intracomunitarie alle seguenti condizioni::

- il cessionario soggetto passiva IVA si identifichi, ai fini IVA, in uno Stato membro diverso da quello di partenza dei beni (non necessariamente lo Stato membro di arrivo) e abbia comunicato tale numero al cedente.

- il cedente rispetti l’obbligo di indicare le informazioni della cessione nel modello Intrastat; l’eventuale inosservanza di questo obbligo, tuttavia, non conduce necessariamente al diniego dell’esenzione, qualora sia debitamente giustificata con modalità ritenute soddisfacenti dall’autorità competente e dunque venga provata la buona fede del cedente.

IVA Cessioni intracomunitarie: il reverse charge e l’scrizione al VIES 

Parlando dell'Iva nelle cessioni intracomunitarie, non possiamo non parlare del reverse charge (c.d. Inversione contabile)

In virtù di tale meccanismo il fornitore del bene o il prestatore del servizio non sono tenuti ad addebitare l’IVA in fattura. Si deroga in questo modo alla regola generale in materia di IVA, secondo la quale chi effettua una cessione di beni o una prestazione di servizi è tenuto ad addebitare l’IVA al cessionario.

Con il reverse charge è il cedente a rimanere debitore verso l’Erario (per l’IVA a debito), mentre cessionario o committente saranno dunque tenuti a registrare l’IVA sia nel registro delle fatture emesse sia nel registro degli acquisti.

Il meccanismo del reverse charge viene applicato nei soli casi in cui l’operazione ricevuta sia tra quelle disciplinate:

- Per le operazioni interne, dall’art. 17 commi 5, 6 e 7 del DPR n 633/72;

- Per le operazioni intracomunitarie, dal DL n 331/93.

Diversamente, il sistema VIES è uno strumento elettronico per la convalida del numero di partita IVA degli operatori economici registrati nell’UE per le transazioni transfrontaliere di beni e servizi.

Molto utile negli acquisti online in quanto consente al fornitore di avere contezza del soggetto passivo Iva, ovvero se è tenuto ad applicare l'IVA o se è il cliente a doverla versare.

Come vanno provate le cessioni intracomunitarie? I chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate 

L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 12 del 13 maggio 2020, ha chiarito alcuni aspetti inerenti alle prove documentali relative alle cessioni intracomunitarie, inerenti il trasporto o la spedizione dei beni verso un altro Stato membro, a fronte dell’introduzione dell‘art. 45-bis del Regolamento UE di esecuzione n. 282/2011 (Regolamento IVA).

Invero, il Regolamento europeo stabilisce una presunzione relativa di avvenuto trasporto o spedizione di beni in ambito comunitario che consente agli operatori di utilizzare diversi mezzi di prova, come individuati dalla prassi nazionale di ciascuno Stato membro.

In tali casi, tuttavia, l’idoneità dei documenti posseduti a provare l’avvenuto trasporto comunitario è comunque soggetta alla valutazione, caso per caso, dell’amministrazione finanziaria.

Nella Circolare sono contemplati casi in cui la presunzione del trasporto comunitario risulta opinabile, ovvero:

- Quando si riscontra che i beni sono in giacenza presso il magazzino del venditore;

- Si viene a conoscenza di un incidente durante il trasporto che ha comportato la distruzione dei beni;

- Quando i documenti di prova contengono informazioni non corrette o false.

In tali ipotesi, il contribuente ha comunque la possibilità di dimostrare con altri elementi oggettivi di prova che l’operazione intracomunitaria sia realmente avvenuta.

Lo studio Arnone&Sicomo ha al suo interno un dipartimento specializzato in diritto fiscale internazionale e diritto tributario. Molti dei nostri clienti sono aziende estere interessate ad avere pareri legali sugli adempimenti fiscali da effettuarsi negli scambi commerciali intra UE.

La normativa europea è in continua evoluzione e, pertanto, avere a fianco degli avvocati costantemente aggiornati sulle novità legislative diventa indispensabile per chi è interessato a sviluppare ed implementare il proprio business.

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