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Cos’è il Port State Control e quali sono le ispezioni possibili?

Il “Port State Control” è l'attività di ispezione posta in essere dalle autorità marittime sulle navi straniere che giungono nei porti, atta ad accertare la loro conformità alle norme stabilite dalle autorità marittime internazionali.

Sistema nato al fine di sopperire alle carenze di controllo degli Stati di bandiera nel cui porto attracchi una nave straniera ed a garantire l'osservanza degli standard internazionali, con riferimento alla sicurezza a bordo delle navi e della navigazione.

Il “Port State Control”, dunque, rappresenta il controllo svolto da appositi reparti "Nuclei Port state Control", collocati nei Comandi territoriali dei porti maggiormente interessati dal traffico mercantile, nonché, a livello centrale, dal Comando generale Sicurezza della navigazione.

Allorquando le imbarcazioni straniere risultino non affini alle convenzioni marittime necessarie per operare in acque internazionali, il Controllo dello Stato di approdo (PSC) può fermare la loro navigazione.

La visita di controllo espletata consta non solo nell’ispezione PSC, dei macchinari, attrezzature e strutture della nave, bensì anche nella verifica di numerosi certificati e documenti della nave, dell’equipaggio e delle loro competenze.

Le navi che possono essere ispezionate sono quelle:

- che giungono in porto per la prima volta o dopo un’assenza di più di 12 mesi;

- autorizzate a lasciare il porto di uno Stato con carenze da correggere;

- dichiarate carenti dai piloti o dalle autorità portuali;

- i cui certificati non sono in regola;

- coinvolte in incidenti di qualsiasi tipo, quali il fermo, la collisione o l’incaglio durante il tragitto verso un porto;

- che trasportano merci pericolose o inquinanti e che non hanno fornito informazioni pertinenti (per più informazioni clicca qui );

- sospese dalla classe nei sei mesi precedenti;

- oggetto di un rapporto o di una notifica da parte di un’ altra autorità;

- accusate di presunta violazione della disposizione dell’IMO tali da costituire una minaccia per l’ equipaggio, i beni o l’ ambiente della nave verrebbero ispezionate.

Accertate le carenze, una nave può essere autorizzata a lasciare il porto solo a condizione che provveda a sanarle prima della partenza o entro 14 giorni.

Vi sono poi categorie di navi che sono soggette alle cd. ispezioni estese:

- navi a profilo di rischio elevato;

- navi passeggeri, petroliere, navi gasiere o chimichiere o portarinfusa di età superiore a dodici anni;

- navi a profilo di rischio elevato o navi passeggeri, petroliere, navi gasiere o chimichiere o portarinfusa di età superiore a dodici anni, in caso di fattori di priorità assoluta o imprevisti;

- navi sottoposte a nuove ispezioni a seguito di un provvedimento di rifiuto di accesso.

Cosa dice la normativa internazionale sul port state control? 

Il Port state control, come già anticipato, verte sulla verifica della conformità delle navi agli standard minimi di navigazione e sicurezza imposti dalle convenzioni internazionali dell'Organizzazione marittima internazionale (IMO) e dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO).

Accordi, quest’ultimi, recepiti nei Paesi dell’UE mediante il protocollo d'intesa firmato a Parigi il 26 gennaio 1982 e dalla direttiva 2009/16/CE (convertita in Italia con il D.Lgs. n. 52/2011).

La convenzione IMO prevede degli standars riguardanti le regole per prevenire gli approdi in mare, di costruzione e compartimentazione delle navi, nonché le dotazioni antincendio, impiantistiche, di sopravvivenza e salvataggio (SOLAS), la formazione e certificazione del personale marittimo (STCW). Inoltre, l'IMO definisce i protocolli per le indagine sugli incidenti marittimi seguiti dalle Autorità per la sicurezza del trasporto dei paesi firmatari della convenzione sulla navigazione civile internazionale.

Tutte le navi battenti bandiera delle nazioni firmatarie degli accordi sopra indicati o che navigano nelle acque territoriali o sotto la giurisdizione degli Stati firmatari, sono onerate all’osservanza delle norme in essi contenute.

Ad accompagnarle, da ultimo, vi è l’accordo internazionale per la prevenzione dell'inquinamento causato in mare, meglio noto come “Marpol 73/7”, secondo il quale, le navi dei paesi firmatari sono tenute ad osservare le prescrizioni a prescindere dal luogo in cui navigano ed i paesi membri si considerano responsabili per le navi iscritte nei propri porti.

Port state control: normativa europea e il Memorandum di Parigi del 1982 

I controlli che vengono effettuati sulle navi che approdano in un porto dell'UE sono stati

disciplinati dalla direttiva 2009/16/Ce, recepita in Italia con il Decreto legislativo 24 marzo 2011,n.53, avente ad oggetto la disciplina dei controlli da eseguirsi sulle navi in approdo nei porti dei Paesi dell’UE. Successivamente integrata e modificata dalla direttiva 2013/38/UE.

Nella direttiva 2009/16, ci si è avvalsi dell'esperienza acquisita nel corso dell'applicazione del memorandum d'intesa di Parigi relativo al controllo delle navi da parte dello Stato di approdo (MOU di Parigi) firmato a Parigi il 26 gennaio 1982, anch’esso relativo al controllo delle navi da parte dello Stato di approdo e comprendente norme atte a disciplinare l’ispezione coordinata delle navi che attraccano ai porti degli Stati membri, per verificare il rispetto delle norme internazionali in materia di sicurezza, protezione, ambiente e lavoro.

Al MOU hanno aderito 27 Paesi Europei.

Gli attuali Stati membri del protocollo d'intesa di Parigi sono:

Belgio, Bulgaria, Canada, Croazia, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Federazione Russa, Slovenia , Spagna, Svezia e Regno Unito.

Il principio di base che regola il MOU è che la responsabilità principale del rispetto dei requisiti stabiliti nelle convenzioni marittime internazionali spetta all'armatore / operatore. La responsabilità di garantire tale conformità rimane allo Stato di bandiera.

La direttiva 2013/38, invece, si è occupata di regolamentare il lavoro marittimo, a prescindere dalla nazionalità e bandiera della nave ove viene svolta l’attività lavorativa.

Port state control: sanzioni e ricorso 

Nel corso dell’ispezione, le deficienze riscontrate idonee a giustificare il fermo della nave possono essere raggruppate nelle seguenti categorie:

- quelle inerenti alle attrezzature tecniche di sicurezza;

- quelle riconducibili all’addestramento del personale imbarcato.

Qualora vi sia rischio per la navigazione si procederà al fermo della nave subito dopo la prima ispezione, a prescindere dal periodo di tempo in cui la nave rimane nel porto.

Il provvedimento di fermo non è revocato fino a quando non sia stato eliminato il pericolo o fino a che l’autorità stabilisca che, a determinate condizioni, la nave può riprendere il mare o l’operazione può essere ripresa senza rischi per la sicurezza e la salute dei passeggeri o dell’equipaggio, senza pericoli per le altre navi o senza rappresentare una minaccia irragionevole per l’ambiente marino.

In presenza di più di tre detenzioni, conformemente a quanto previsto dal Paris MOU, si verifica il “banning”, cioè il divieto di entrata nei porti europei.

Il proprietario o l’armatore di una nave o il suo rappresentate nello Stato membro ha il diritto di presentare ricorso contro il fermo o il rifiuto di accesso disposto dall’autorità competente. Il ricorso non sospende il fermo o il rifiuto di accesso.

Hai subito il fermo della nave per mancato adeguamento alla normativa sul Port State Control? 

Molte carenze durante le ispezioni di Port State Control si riscontrano durante le visite ispettive effettuate dalla Guardia Costiera nei vari porti d’Italia.

Molti comandanti di navi sono spesso impreparati di fronte ad una ispezione della loro nave. Il fatto più preoccupante è il numero delle deficienze riscontrate generalmente riferite a una mancanza nelle attrezzature tecniche di sicurezza o deficit nell’addestramento del personale imbarcato. Categorie queste che possono portare al fermo della nave.

Lo Studio Legale Arnone&Sicomo ha al suo interno un dipartimento di diritto marittimo e della navigazione. I nostri professionisti collaborano attivamente con armatori e comandanti di nave affinché non abbiano a subire il fermo delle loro navi nei porti italiani.

Consigliamo il cliente sulle procedure di port state control al fine di evitare che lo stesso incorra in sanzioni e ci occupiamo di assisterli in un eventuale ricorso.

Abbiamo sede a Napoli, Roma, Palermo, Venezia e Trento. Abbiamo anche diverse sedi estere, come Lussemburgo.

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