Visto negato: ecco come fare ricorso

Visto negato: motivi del rigetto del visto 

I motivi principali per i quali il visto è negato sono i seguenti:

- Presentazione di un passaporto falso, contraffatto o alterato.

Generalmente, il passaporto deve avere almeno 2 pagine libere per l’applicazione del visto, una scadenza superiore di almeno tre mesi a quella del visto richiesto  e non deve essere falso o in cattivo stato d’uso (dati anagrafici non leggibili, pagine interne scollate o strappate, foto alterata e copertina del passaporto danneggiata).

- Mancata giustificazione riguardo lo scopo e le condizioni del soggiorno previsto.

- Omessa prova della disponibilità dei mezzi di sussistenza sufficienti, sia per la durata prevista del soggiorno che per il ritorno nel paese di origine o di residenza, oppure per il transito verso un paese terzo nel quale l’ammissione è garantita.

- Soggiorno di 90 giorni già avvenuto nell’arco di 180 giorni, sul territorio degli Stati membri facenti parte dell’area Schengen.

Invero, il tempo massimo di soggiorno in area Schengen per i visti di breve durata è di 90 giorni nell’arco temporale massimo di un semestre. Pertanto, se si fanno 90 giorni con un visto di singola entrata, sarà necessario aspettare che passino altri 90 giorni per richiedere un nuovo visto.

- Presenza di una segnalazione ai fini della non ammissione in area Schengen da parte di uno degli Stati membri (segnalazione SIS).

- La possibilità che il richiedente rappresenti, per uno o più Stati membri, una minaccia per l’ordine pubblico, la sicurezza interna, la salute pubblica o per le relazioni internazionali di uno o più Stati membri.

- Mancata dimostrazione di possesso di un’adeguata e valida assicurazione medica per visto Schengen, che abbia una copertura minima di 30.000 euro.

- Inattendibilità delle informazioni fornite per giustificare lo scopo e le condizioni del soggiorno.

- Impossibilità di accertare le intenzioni di lasciare il territorio degli Stati membri prima della scadenza del visto Schengen;

- False prenotazioni di voli ed hotel. Non è raro che il visto Schengen venga rifiutato in quanto hotel e voli sono stati solo prenotati ma non pagati;

Altresì, la richiesta di rilascio di visto può essere rigettata per accertamento di condanne in primo grado (art. 4, co. 3, TU Immigrazione).

Il provvedimento di diniego deve essere trasmesso, dall’autorità consolare o diplomatica, direttamente all’interessato e deve essere redatto in lingua a lui comprensibile, ovvero in quella dallo stesso indicata come preferibile.

Visto negato: come fare ricorso? 

Il ricorso per il visto negato può essere esperito al TAR Lazio entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento.

E’ invece competente il Tribunale ordinario nel caso di impugnazione del provvedimento di diniego di visto per ricongiungimento familiare.

Recentemente il Tar del Lazio, con la sentenza n. 623/2017, ha precisato che unico legittimato a proporre ricorso contro il diniego del visto è lo straniero interessato.

Più precisamente, il Tribunale amministrativo regionale ha sancito il principio secondo il quale i principi fondanti un ricorso al TAR sono:

- titolarità in capo al ricorrente di una posizione giuridica configurabile come interesse legittimo;

- legittimazione attiva (o passiva) di chi agisce (o resiste) in giudizio, in quanto titolare del rapporto controverso dal lato attivo (o passivo);

- interesse ad agire.

A conforto di quanto addotto, il Tar Lazio ha così testualmente motivato: “dal momento che la funzione tipica del visto è quella di consentire allo straniero l’ingresso nel territorio nazionale, altrimenti precluso, deve ritenersi che, in assenza di un diverso assetto normativo, solo lo straniero richiedente il visto sia abilitato a reagire avverso la determinazione che, per l’appunto, gli impedisca di entrare in Italia”.

Visto negato: quali sono i motivi per cui è possibile fare ricorso? 

L’interessato ad impugnare il provvedimento di diniego del visto può addurre uno dei seguenti motivi di gravame:

- inadeguatezza della motivazione che, per la sua genericità, “non consente di ricostruire l’iter logico-giuridico seguito dall’amministrazione ai fini della decisione”;

- difetto di istruttoria, ovvero mancanza del preavviso di rigetto;

- divergenza tra le ragioni di rifiuto del visto rassegnate e rappresentate all’interessato con la comunicazione di cui all’art. 10 bis (preavviso di rigetto) con quelle indicate nel provvedimento finale di rigetto. Le nuove motivazioni di diniego, rappresentate per la prima volta solo nel provvedimento finale, viziano infatti l’atto conclusivo del procedimento, in quanto privano l'istante della garanzia partecipativa al procedimento amministrativo.

Visto negato: cosa succede se il Tar accoglie il ricorso? 

Quando si impugna un diniego di visto è possibile presentare al TAR  istanza cautelare volta ad ottenere il riesame della domanda di visto non concesso.

Laddove il Tar accolga l’istanza cautelare, all'Amministrazione verrà ordinato di riesaminare la domanda di visto alla luce dei motivi di ricorso.

L'effetto che ne discende è l’obbligo della PA a rideterminarsi formalmente, pur lasciando intatta la sfera di autonomia sostanziale e la responsabilità della stessa; per cui non dà luogo ad alcuna inibitoria, bensì consente l'adozione di una nuova decisione confermativa ovvero di una determinazione comunque non soddisfacente per il privato.

Se vuoi avere più informazioni su come ottenere il visto per l'Italia, leggi questo articolo. 

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