La fusione per incorporazione in Italia

Fusione per incorporazione: cos'è? 

Quando si parla di fusione per incorporazione si intende quell’operazione mediante la quale ad una pluralità di società se ne sostituisce una sola.

Esistono due tipi essenziali di fusione:

- propria, allorquando più società si fondono tra loro, perdendo la propria soggettività giuridica, costituendone una nuova;

- per incorporazione, si ha quando una o più società si fondono in una di esse (la società incorporante mantiene la propria soggettività giuridica, mentre la società incorporata si estingue).

Altresì, la fusione può essere:

- omogenea, quando avviene tra società dello stesso tipo;

- eterogenea, quando avviene tra società differenti.

Gli scopi che si perseguono con l’operazione di fusione possono essere:

- produttivo, finalizzato al migliore utilizzo e sfruttamento degli impianti, l’aumento ed integrazione delle capacità produttive e l’integrazione delle fasi produttive;

- commerciale, aumento della competitività, la riduzione della concorrenza mediante l'acquisizione di una impresa concorrente, l’ampliamento ed integrazione della gamma dei prodotti, il miglioramento della posizione contrattuale o delle possibilità in tema di pubblicità e tecniche di commercializzazione;

- tecnologico, acquisizione di marchi, brevetti, licenze, segreti di fabbricazione, know-how, diritti di sfruttamento, conseguimento di economie di scala, sviluppo di ricerca e progettazione;

- amministrativo, riduzione dei costi amministrativi, l’uso di strutture e sistemi informativi avanzati;

- logistico;

- finanziario.

Da notare che la partecipazione alla fusione non è consentita alle società in liquidazione che abbiano iniziato la distribuzione dell'attivo patrimoniale.

Fusione per incorporazione tra una società italiana e una società estera 

L’incorporazione tra una società italiana ed una straniera, nel caso specifico di fusione per incorporazione di società interamente possedute, è riconducibile alla disciplina di cui all’art. 2505 del c.c., dunque ad una procedura di incorporazione “semplificata”.

Alla fusione semplificata può procedersi solamente se al momento del perfezionamento dell’atto di fusione tutte le azioni o quote della società incorporata risultino nella titolarità della società incorporante. Conseguentemente, nel caso di fusione per incorporazione di una società italiana in una società estera, la società italiana cede la totalità delle partecipazioni alla società straniera, che diventa unica proprietaria, delibera il trasferimento della sua sede legale all’estero e rinuncia alla giurisdizione italiana.

Per effetto della fusione la società italiana diviene straniera anch’essa e viene cancellata dal Registro delle Imprese Italiano.

La società straniera incorporante, invece, acquista i diritti e gli obblighi delle società italianae prosegue in tutti i suoi rapporti anche processuali anteriori alla fusione stessa, come previsto dall’art. 2504 bis c.c.

La semplificazione comporta alcuni benefici:

- nel progetto di fusione non va indicato il rapporto di cambio delle azioni o delle quote, le modalità di assegnazione delle azioni o delle quote, la data di godimento delle azioni o delle quote assegnate ai soci della società incorporata;

- non occorre predisporre la relazione degli amministratori che illustri e giustifichi, sotto il profilo giuridico ed economico, il progetto di fusione e in particolare il rapporto di cambio delle azioni o delle quote, del quale dovrebbe indicare i criteri di determinazione;

- non occorre predisporre la relazione degli esperti sulla congruità del rapporto di cambio.

Fusione per incorporazione: la fusione transfrontaliera in Europa 

La fusione transfrontaliera (e cioé della procedura di fusione cui partecipano società regolate

dal diritto di ordinamenti diversi) e` disciplinata dall’art. 25, comma 3, L. 31 maggio 1995, n. 218, per il quale «[...] le fusioni di enti con sede in Stati diversi hanno efficacia soltanto se posti in essere conformemente alle leggi di detti Stati interessati.

In passato le fusioni transfrontaliere erano di difficile attuazione per le società italiane a causa della necessità di risolvere alcuni difficili problemi.

In particolare, era necessario conoscere se l’ordinamento cui apparteneva la società straniera coinvolta nell’operazione consentisse la fusione con una società italiana; così come era necessario comprendere quali fossero le norme applicabili nel caso in cui vi fosse disomogeneità o conflitto tra le norme disciplinatrici della procedura di fusione in entrambi i Paesi coinvolti.

I maggiori problemi sono stati risolti con la direttiva europea n. 2005/56/Ce, introdotta allo scopo di armonizzare le procedure applicabili all’interno dell’Unione europea e inquadrare la legge da seguire in caso di conflitti tra le norme dei vari ordinamenti coinvolti nella procedura di fusione.

Nel dettaglio, il principio che si è sancito è quello secondo il quale la società da incorporare resta regolata dal proprio diritto nazionale e, nel caso di conflitto, prevale la legge nazionale della società incorporante.

Per quanto riguarda l’ambito di applicazione, la direttiva riguarda tutte le società di capitali costituite ai sensi della legge di un paese dell’UE e la cui sede o principale centro d’affari si trova nell’Unione.

La direttiva stabilisce le procedure per le fusioni transfrontaliere, fra cui:

- il progetto comune di fusione transfrontaliera;

- la preparazione di una relazione da parte della direzione delle società che partecipano alla fusione, nella quale se ne illustrano gli aspetti giuridici ed economici e le conseguenze a vantaggio di soci e lavoratori;

- la redazione di una relazione di esperti indipendenti sulle conseguenze della fusione;

- l’approvazione da parte dell’assemblea generale delle società che partecipano alla fusione del progetto comune.

Effetti della fusione transfrontaliera sono:

- estinzione delle società incorporate;

- trasferimento alla nuova società incorporante dell’intero patrimonio attivo e passivo delle società incorporate;

- i soci delle società incorporate diventano soci della società incorporante.

Fusione per incorporazione: gli effetti 

Per quanto concerne gli effetti della fusione per incorporazione tra una società italiana ed una società straniera, di cui all’art. 2504 bis c.c., la società che nasce dalla fusione o quella incorporante assume i diritti e gli obblighi delle società partecipanti alla fusione, proseguendo in tutti i loro rapporti, anche processuali, anteriori alla fusione.

La società italiana incorporata, dunque, cessa, come persona giuridica, ogni attività ed ogni suo rapporto giuridico attivo, passivo o processuale, viene ereditato dalla società incorporante.

I rapporti giuridici antecedenti della società incorporata, invece, continueranno ad essere regolati dalla legge Italiana ed ogni controversia sarà di competenza della giurisdizione Italiana.

La fusione ha effetto quando è stata eseguita l’ultima delle iscrizioni prescritte dall’articolo 2504 ma nulla vieta la possibilità di stabilire una data successiva.

Le controversie avverso la società italiana che dovessero sorgere successivamente alla fusione, invece, saranno regolate dal diritto internazionale ed i creditori della società italiana incorporata non potranno più proporre istanza di fallimento nei confronti di questa, a causa della perdita della personalità giuridica.

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