Redditi percepiti all'estero da residenti in Italia: la tassazione e le sanzioni

È possibile avere redditi percepiti all'estero da residenti in Italia? 

La risposta è: ''si è possibile avere redditi percepiti all'estero da residenti in Italia”.

Scopriamo perché.

Ai sensi del disposto di cui all'art. 23 del TUIR, il reddito è da considerarsi prodotto all'estero allorquando:

- il bene da cui deriva è situato all'estero;

- l'attività da cui consegue è svolta all'estero (anche se si tratta di lavoro autonomo);

- il soggetto che lo corrisponde è residente fiscalmente all'estero.

Redditi percepiti all'estero da residenti in Italia: come dichiararli? 

I contribuenti che risiedono fiscalmente in Italia e che dispongono di un reddito estero (prodotto in Francia, Svizzera, Germania e così via) debbono riportare i dati richiesti, al fine di calcolare il credito di imposta spettantegli, nel rigo G4 del modello 730.

Ai fini delle imposte sui redditi, si considerano residenti nel territorio italiano le persone che per la maggior parte del tempo d'imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile.

I redditi esteri da dichiarare sono, nel dettaglio:

- stipendi e pensioni;

- redditi assimilati;

- utili e proventi.

L'art. 165 del TUIR, in merito, statuisce che se alla formazione del reddito concorrono redditi prodotti all'estero le imposte ivi pagate, a titolo definitivo, debbono essere poste in detrazione dall'imposta netta dovuta, fino alla concorrenza della quota dell'imposta corrispondente al rapporto tra i redditi prodotti all'estero ed il reddito complessivo, al netto delle perdite di precedenti periodi d'imposta ammesse in diminuzione.

Se i redditi dovessero essere prodotti in più Stati, la detrazione si applica separatamente per ciascun Stato.

Tassazione dei redditi percepiti all'estero da residenti in Italia 

I redditi percepiti all'estero da residenti in Italia generano il problema della “doppia imposizione”.

Tale fenomeno è riconducibile all'applicazione negli ordinamenti tributari degli Stati esteri di quanto segue:

- di un sistema d'imposizione dei redditi per quei soggetti passivi che integrano i presupposti di collegamento «personale» con lo Stato;

- di un sistema di imposizione dei redditi prodotti sul territorio da soggetti passivi che integrano i presupposti di collegamento con lo Stato esclusivamente territoriale.

In altre parole, un soggetto passivo IRPEF/IRES, fiscalmente residente in Italia, che produce elementi di reddito all’estero, è assoggettabile ad una duplice tassazione:

- dello Stato estero in cui produce il reddito (collegamento territoriale);

- a quella vigente in Italia (collegamento personale).

Al fine di prevenire e rimuovere il problema della doppia imposizione, i singoli Stati hanno provveduto ad attuare diverse manovre, tra le quali, prestando attenzione esclusivamente a quella italiana, il soggetto passivo residente in Italia con reddito estero ha la possibilità di detrarre dalle imposte dovute in Italia, sul medesimo reddito, una quota di imposta pari a quella già versata all’estero.

Come evitare la doppia tassazione dei redditi percepiti all'estero da residenti in Italia?  

Più che di necessità sarebbe opportuno parlare di vantaggi che conseguono al contribuente, che intende trasferire fiscalmente la propria residenza all'estero, dall'iscrizione all'Aire.

Invero, la Legge n.470/88 permette al cittadino italiano, che intende trasferirsi stabilmente all'estero, di richiedere la cancellazione dell'anagrafe della popolazione residente e di iscriversi all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE), eludendo così il problema della doppia tassazione dei redditi esteri percepiti.

Sulla necessità di iscriversi all’AIRE è di recente intervenuta la Corte di Cassazione (Civ. Ord. Sez. 6 Num. 16634) secondo la quale un cittadino contribuente, fiscalmente residente in territorio italiano, viene considerato soggetto passivo d’imposta, anche se vive, lavora e produce reddito in un Paese straniero.

Da qui la necessità della iscrizione per i cittadini italiani che:

- trasferiscono la propria residenza all’estero per più di 12 mesi;

- risiedono all’estero, perché lì nati o per acquisto successivo della cittadinanza.

Se vuoi approfondire la doppia tassazione, clicca qui

Cosa succede se si omette di dichiarare i redditi esteri?  

L'omessa dichiarazione dei redditi esteri è punita con una sanzione di natura amministrativa pecuniaria e l’importo è determinato in percentuale sulla base della differenza tra importo dovuto ed accertato dall’Agenzia delle Entrate e l’importo dichiarato.

La sanzione amministrativa pecuniaria va da un minimo del 120% ad un massimo del 240% dell'ammontare delle imposte dovute, con un'imposta minima applicabile di € 250,00.

In caso l’omissione riguardi redditi prodotti all’estero è previsto un aumento di 1/3 della sanzione minima applicabile.

Senza dimenticare che tale omissione può integrare anche fattispecie di rilievo penale.

Come possiamo aiutarti? 

Lo Studio Legale Arnone&Sicomo fornisce consulenza tributaria e fiscale a tutte le persone che producono redditi esteri. Attraverso un’analisi corretta delle convenzioni in materia di doppia imposizione fiscale i professionisti dello studio legale sono in grado di consigliare il cliente sugli adempimenti fiscali e tributari da effettuare in presenza di redditi esteri.

I nostri avvocati patrocinano innanzi alle Commissione tributarie d’Italia, laddove l’agenzia delle entrate richieda somme ritenute non dovute o emetta cartelle di pagamento illegittime perché infondate.

Sei un lavoratore residente in Italia che produce reddito all’estero e hai bisogno di consulenza fiscale o tributaria? Contattaci.

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