Revenge porn: cos'è e come tutelarti?

Con l’espressione “revenge porn” (porno-vendetta o ricatto sessuale) si vuole intendere la pubblicazione sul web di foto o video dal contenuto sessuale, senza consenso del soggetto interessato, a scopo di vendetta.

Ad oggi tale tipo di diffusione rappresenta un reato.

Con 461 voti a favore e nessuno contrario, la Camera dei Deputati ha approvato l’emendamento sul “revenge porn”, con conseguente introduzione del nuovo art. 612 ter c.p. dal titolo “Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”.

Revenge porn: le pene per il reato di ricatto sessuale come vendetta 

La pratica di condividere pubblicamente immagini fotografiche o video intimi attraverso internet senza il consenso della, o del, protagonista dei video, è integra dunque il reato di revenge porn.

Il testo di legge approvato all’unanimità prevede, all’art. 612 ter cp, che chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro.

La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o il video, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento, nonché a chi ha ricevuto il materiale in questione, per poi pubblicarlo e diffonderlo, con l’obiettivo di recare un danno a colei o a colui che si vede nelle foto o nei filmati.

Altresì, il disposto richiamato prevede un aumento di pena nel caso in cui la diffusione di materiale “compromettente” avvenga per mano del coniuge, anche separato o divorziato, o da una persona legata o che è stata legata a quella offesa. Stessa cosa se la distribuzione del materiale avviene attraverso gli strumenti informatici o telematici.

Il quarto comma dell’articolo prevede poi un aumento di pena, da un terzo alla metà, se i fatti sono commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza.

Revenge porn reato: cosa prevede la nuova legge? 

Il reato di revenge porn, conformemente a quanto anticipato, è punito a querela della persona offesa.

Il termine per la querela è pari a 6 mesi. La remissione di quest’ultima, come previsto dall’ultimo comma dell’art 612 ter c.p., può essere solo processuale.

La procedibilità d’ufficio si ha nel caso di cui al quarto comma, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.

Può essere punito per il reato di revenge porn chi:

- pubblica il video o l’immagine;

- lo divulga in rete.

In merito, viene pertanto da chiedersi: “I siti che ospitano i video o immagini dal contenuto pornografico, possono essere considerati responsabili?”

Interrogativo questo riproposto che prende ancor più risalto a seguito dell’azione legale di una 14enne americana incardinata nei confronti del noto social network Facebook, dopo essersi vista comparire in foto hard pubblicate su di una pagina del social.

Attualmente, per il quadro normativo vigente nel nostro ordinamento, non sembrerebbe ipotizzabile alcun profilo di responsabilità ma non vi è dubbio che i social network come Facebook hanno il dovere di impiegare soluzioni utili per “tracciare” e individuare eventuali nuove condivisioni di immagini hard senza il consenso della vittima e per impedirne attivamente la diffusione.

Revenge porn reato: come tutelarti? 

Lo Studio Legale Arnone&Sicomo, con il suo team di avvocati penalisti, offre assistenza in sede penale a tutte le vittime di revenge porn.

Gli avvocati dello studio esaminano ogni singolo caso a 360° con l’obiettivo di assicurare non soltanto tutela in ambito penalistico, ma anche civilistico, laddove vengano ravvisati profili di responsabilità dei social network.

Riteniamo giusto che le vittime di questo grave reato ottengano il giusto risarcimento per il danno subito.

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